I POETI DER TRULLO: MURI COME PAGINE

Pier Paolo Pasolini ama ancora girare per le vie del Trullo, a Roma, dove nel 1963 improvvisò una partitella di pallone con i ragazzi della borgata. Ha sentito dire che i nipoti di quei disgraziati sono dei poeti. Cammina, guarda i murales, ripensa ai suoi versi dedicati a quella giornata, e si chiede ancora: “Non è questa la vera Italia, fuori dalle tenebre?”. Er Bestia lo riconosce e gli risponde “Sì Pierpà, è questa” perché la poesia qui, è sopravvissuta.

Dal letame nascono i fiori. Pasolini non è mai più tornato al Trullo, e in queste quattro righe ho voluto immaginare che ci sia rimasto per sempre, insieme alla sua poesia. In parte è così, perché quella Partitella, che racconta il quartiere di periferia e la gente che lo abitava, ha lasciato un seme in quei ragazzi ormai invecchiati; e, nonostante l’isolamento nel degrado e la criminalità, è riuscito a germogliare sui muri della città. I frutti sono proprio loro, i Poeti der Trullo e i loro versi in dialetto romano.
30830149_1632993073485286_1483470691742253056_nChi sono i Poeti der Trullo? 2010: davanti la Chiesa del quartiere, Inumi Laconico incontra Er Bestia e insieme fondano il gruppo. Più tardi arrivano Marta der Terzo Lotto, Er Quercia, migliore amico di Inumi, poi Er Pinto, A Gatta Morta, Er Farco. I soprannomi e l’anonimato sono una scelta precisa: “Svincolati dall’immagine e dai nomi propri, soltanto così siamo davvero liberi”. Questi visi non appaiono mai in pubblico, e quando è necessario si reclutano giovani attori per leggere i versi. Se, quando ci troviamo a camminare per le strade, proviamo per un momento a staccare gli occhi dai nostri schermi, ci accorgiamo di quanto abbiano preso piede la street art e la street poetry; tanto da meritarsi un Festival Internazionale nel 2015, a Roma.

Dobbiamo iniziare a pensare che l’arte è possibile anche fuori dai ‘luoghi comuni’ per antonomasia.  Non solo al centro, ma anche agli angoli; non solo sotto i riflettori, ma anche all’ombra di un palazzo di periferia. È da qui che nasce il coro unanime dei ragazzi; voci che urlano l’amore e la rabbia, l’esperienza e la meraviglia, la provenienza e il viaggio, a colpi di pennarello. “Le vertigini di un sentimento sul cornicione dell’ultimo piano”.

02b93e40a87f77a216584ee602e530cc_MNon si toccano i monumenti. I sette rimatori definiscono il Trullo luogo della mente, e come tale non va deturpato. Nonostante stiamo parlando di street poetry, versi scritti sui muri, il collettivo si è dato un codice di comportamento, anche per evitarsi l’etichetta di vandali. Il muro è un perfetto supporto poetico. Fin dall’età degli antichi romani è stato utilizzato per aloni poetici, dissidenti e rivoluzionari. Basti pensare al celebre Pasquino. Lo scopo, per tornare a quelli del Trullo, è di rispettare la città donandole qualcosa in più, qualcosa che strappi un sorriso o condivida una lacrima col passante. Quindi vengono preservati i monumenti e gli edifici storici, e si cerca di usare pennarelli delebili, e troviamo le loro poesie soprattutto su superfici già logore, manifesti pubblicitari, cassonetti, muretti di periferia, vecchie cabine telefoniche, o su fogli di carta attaccati con lo scotch.

L’Ottavo Poeta. La vera prova del cambiamento è il grande seguito che i Poeti del Trullo sono riusciti a generare sui muri digitali: la loro pagina Facebook conta più di 166.000 fan. Molti nel corso del tempo avrebbero voluto entrare a far parte del gruppo ma, come omaggio alla città di Roma, Er Pinto e gli altri hanno deciso fin dall’inizio di rimanere in sette, come i colli, come i Re. Per non lasciare fuori nessuno hanno deciso di ribattezzare i loro fan con questo pseudonimo: l’Ottavo Poeta. Ma chi è l’Ottavo Poeta? È ognuno di noi che abbia voglia di comunicare una storia, uno stato d’animo, o la vita del proprio quartiere. Nella sezione del loro sito dedicata, i Poeti del Trullo pubblicano una poesia al mese tra le migliaia che gli arrivano.

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Metroromantici (2015), il primo libro dei Poeti der Trullo.

Il libro. I Poeti der Trullo si definiscono MetroRomantici. È questo il titolo del loro primo libro autopubblicato: una raccolta, non solo di poesie, ma anche di racconti e riflessioni. Ma cos’è il MetroRomanticismo? Immaginate tutta la carica poetica del Romanticismo ottocentesco e riversatela nella realtà urbana, nella vita di tutti i giorni. La città e la periferia, sì, sono cambiate, e non sono più quelle del Belli e neanche quelle di Pasolini; l’animo umano, invece, non cambia mai, e trova sempre il modo di esprimersi, in ogni forma e contesto. Anche dal basso, dalla semplicità e complessità della routine quotidiana, si può arrivare al sublime. È questo che i Poeti der Trullo ci restituiscono con la nostra lingua. La lingua di tutti i giorni, la lingua di tutti.

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